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On Air Now
Fresh Frozen
Achille Succi - alto sax, bass clarinet
Christopher Culpo - piano
Oren Marshall - tuba

Thawing Mammoth

THAWING MAMMOTH è il secondo lavoro discografico del trio FRESH FROZEN.

Le 17 composizioni si fondono e si muovono senza sforzo attraverso sezioni completamente composte, altre con una scrittura meno densa, e sezioni liberamente improvvisate. C'è un'idea musicale strutturale dietro questa registrazione.

9 titoli composti da Succi o Culpo si alternano con 8 pezzi collettivi, e le idee musicali circolano tra le composizioni collettive e scritte. A volte il sussurro di una melodia in una improvvisazione irromperà come tema principale in una composizione più tardi. Oppure una composizione sarà usata come riferimento in una improvvisazione successiva.

Ogni piccola frase prende la sua forma nel dialogo musicale. L'effetto crea una narrazione condivisa che in gran parte evita il linguaggio melodico e narrativo associato con il jazz contemporaneo.

Umori vari vanno e vengono, si uniscono e si mescolano: maniacale, lirico, donchisciottesco, comico, letargico, maestoso e stordito.
Il tempo galleggia, picchietta, balbetta, esita, si dissolve, si arresta, pulsa e urla.

E, prima che tu te ne renda conto, il Mammuth è scongelato.

CREDITS

Achille Succi - Alto Saxophone, Clarinet, Bass Clarinet

Christopher Culpo - Piano

Glauco Benedetti - Tuba

Recorded by Khoi Huynh at Studio de la Seine, Paris on November 17-18, 2013

Mixed By Ivan A. Rossi at 8brr.rec Studio, Milano on December 6, 2013

Produced by Achille Succi, Christopher Culpo, Anthony Champfort y El Conjunto del Gallo Rojo

Artwork by Anne Graaff

Graphic design by Massimiliano Sorrentini

Special thanks to Pierre Fournel

LA CADUTA
RECENSIONE / FRESH FROZEN - THAWING MAMMOTH

Prevedibile mai, Achille Succi. La nuova avventura dell’audace artista di Nonantola è Thawing Mammoth, seconda uscita dei Fresh Frozen, trio che vanta la presenza di Christopher Culpo al pianoforte e Glauco Benedetti alla tuba.

L’apripista Relaxed Contractions è, fin dal titolo, tutto un programma. Il basso tuba crea la base su cui s’innesta il sassofono di Succi. Tra queste due linee melodiche trova spazio il pianoforte free di Culpo, il cui lavoro melodico e coloristico è fondamentale per dare freschezza all’impasto ed evitare quella pesantezza che a volte accompagna la musica per soli fiati. E alla fine l’effetto complessivo è proprio quello di un tira e molla fra contrazione e rilassamento, proprio come accade in Recursive Relations, in cui il pianoforte incalzante e gli intervalli tensivi dei fiati si sciolgono in momenti surreali a metà fra cabaret e avanguardia, evocando mondi paradossali di inizio Novecento.

I momenti più free (Madame Dubois) sono bilanciati da quelli più eterei, ma non per questo meno tensivi: Quantum Entanglement è un’avanzata lenta e inarrestabile di un’inquietudine che non si scioglie mai.

Quello che colpisce è la costante attenzione contrappuntistica: l’armonia non è presente se non in maniera indiretta, ciò che conta è l’intreccio efficace fra le linee melodiche dei tre strumenti. Una visione musicale per nulla scontata, tanto più che la presenza del pianoforte comporta il rischio quasi connaturato di una “deriva armonica”. E’ forse per questo che l’ascolto di Thawing Mammoth appare all’inizio faticosissimo, perché il nostro orecchio ricerca oramai automaticamente un movimento armonico che qui è pressoché assente o comunque non centrale. Sono necessari molti ascolti e tanta pazienza per entrare nell’ottica di un disco non facile ma sicuramente affascinante.

L’aspetto compositivo predomina brani calibratissimi come Avian Courtship, mentre altri sono pure ricerche sonore, in cui la melodia è ridotta al minimo, quando non assente. D’altronde un organico così particolare offre sentieri sonori talmente inusuali che non si possono non esplorare, anche se mantiene il difetto di non riuscire mai a imprimere un’impennata dinamica. Ed è forse questa la pecca maggiore dell’album, il suo non esplodere mai veramente in momenti in cui poter finalmente scaricare la tanta tensione accumulata.

Ci si potrebbe scervellare nell’individuare influenze più o meno predominanti, tirare in ballo Thelonious Monk e la sua valorizzazione dell’intrinseca forza melodica negli intervalli, o citare l’avanguardia europea novecentesca. Ma nessuna lista di nomi e correnti centrerebbe il punto, e cioè che Achille Succi e i suoi Fresh Frozen hanno costruito un disco di ricerca appassionata, dove è certo possibile scovare delle ispirazioni, le quali sono però assimilate completamente in un linguaggio proprio, che quasi mai si arena negli eccessi, mantenendosi vivo e interessante.

74/100

di Francesco Marchetti